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Museo delle moto e dei ciclomotori DEMM

La DEMM è stata un'industria metalmeccanica e casa motociclistica italiana attiva dal 1919 al 1988. Fondata a Milano come OPRAM, si è trasformata in OMD nel 1926 per divenire DEMM nel 1928. Attualmente ha dismesso le attività motociclistiche per concentrarsi nella produzione di ingranaggi e sistemi di trasmissione per i il settore dei veicoli agricoli ed industriali.
Il Museo delle moto e dei ciclomotori DEMM è l’ultimo tassello di un progetto culturale che va sotto la sigla B.A.M (biblioteca archivio museo dell’Alto Reno), volto al rilancio turistico della zona di Porretta Terme.
Inaugurato nel marzo 2005, usufruisce dello spazio messo a disposizione dalla Graziano, l’azienda che lavora nello stesso stabilimento della DEMM, che ha provveduto anche a rilevare parte della forza lavoro impiegata nella ditta di motociclette, prima della chiusura. Il Museo deve la sua nascita a Giuliano Mazzini, che ha dedicato una vita intera alla DEMM: entrato come disegnatore meccanico, divenne Direttore di produzione, Consigliere delegato e vicepresidente. A partire dal 1985, insieme al figlio Mosè, iniziò un lungo e minuzioso lavoro di ricerca, recupero, restauro e valorizzazione dei documenti, dei prototipi e dei modelli legati alla leggendaria produzione di moto e ciclomotori. Per poter vedere l’allestimento completo bisogna attendere cinque anni, quando, in seguito al continuo lavoro di restauro svolto, si aggiungeranno altri cinquanta pezzi, comprese anche alcune macchine da lavoro, come i trattori, tuttavia ciò che è attualmente esposto è più che sufficiente per avere un’idea del lavoro svolto dalla DEMM.
La visita è facilitata dall’esauriente scheda tecnica di cui sono corredate tutte le moto e i ciclomotori, ordinati cronologicamente. Così è possibile trovarsi di fronte al Dick-Dick, il primo ciclomotore DEMM, costruito nel 1956, o il motocarro “Dovunque”, con motore a due tempi di 175 cm3. Proseguendo la visita al Museo ci si imbatte anche nel curioso ciclomotore “Mini DEMM”, con motore sulla ruota posteriore. Una sala è dedicata alla “storia moderna” della DEMM, dove oltre al tecnigrafo adoperato da Giuliano Mazzini per realizzare i suoi progetti, sono ordinatamente disposti i frutti del suo lavoro, come il Rotary, con serbatoio nel tubo del telaio, lo Smily e il Koala, oppure il “Condor” e il “Panther”, con motori Minarelli.