Dai Mod agli Oasis: breve storia dello scooter italiano nel rock britannico

Collage sulla sottocultura Mod e Britpop con scooter Vespa e Lambretta, Paul Weller, Noel e Liam Gallagher degli Oasis e Damon Albarn.

Liam e Noel Gallagher non avevano la patente. A Londra, a metà degli anni Novanta, si muovevano su un ciclomotore disegnato a Bologna: l’Italjet Velocifero, che compare in decine di fotografie dell’epoca insieme alla band.

Trent’anni prima, Vespa e Lambretta avevano già cominciato a definire un’identità musicale britannica: quello dei Mod. Da lì, passando per il Mod Revival, gli Scooterboys e Manchester, la strada arriva dritta al Britpop.

Prima degli Oasis c’erano i Mod

Londra, primi anni Sessanta. I Mod costruiscono la propria identità attorno alla musica, all’abbigliamento e a un modo preciso di vivere la città. Frequentano i club, ascoltano jazz, soul e rhythm & blues e curano il proprio aspetto. Per muoversi scelgono soprattutto Vespa e Lambretta.

La scelta dello scooter ha anche una ragione pratica. I Mod indossano spesso completi ispirati alla sartoria italiana e le scocche degli scooter proteggono dagli schizzi e dallo sporco della strada più delle motociclette aperte dei Rockers. Lo scooter permette quindi di attraversare Londra e arrivare nei locali senza rinunciare al proprio abbigliamento.

Vespa e Lambretta diventano parte di un unico linguaggio, insieme a vestiti, musica e luoghi frequentati. Cromature, specchietti, fari e altre personalizzazioni rendono ogni mezzo riconoscibile, mentre il contrasto con i Rockers contribuisce a definire due modi diversi di vivere la strada: da una parte motociclette e giacche di pelle, dall’altra scooter italiani, completi sartoriali e cultura dei club.

Gruppo di Mod anni '60 su scooter accessoriati con fari e specchietti.
Gruppo di Mod anni '60 su scooter accessoriati con fari e specchietti.

Fonte: https://www.londonmuseum.org.uk/

Giovani Mod anni '60 in strada con scooter d'epoca e abbigliamento vintage.
Giovani Mod anni '60 in strada con scooter d'epoca e abbigliamento vintage.

Fonte: https://www.londonmuseum.org.uk/

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Small Faces e The Who: lo scooter entra nella musica

Tra i gruppi più vicini a quell’ambiente ci sono gli Small Faces, nati nella Londra dei primi anni Sessanta e legati alla scena Mod. La loro musica nasce dallo stesso ambiente dei club londinesi frequentati dai Mod, dove soul, rhythm & blues e musica nera americana hanno un ruolo centrale.

Anche gli Who sono strettamente legati a quella cultura. Il rapporto diventa esplicito con Quadrophenia, pubblicato nel 1973 come seconda opera rock del gruppo e costruito attorno alla figura di Jimmy, giovane Mod della Londra del 1964. Lo scooter è parte del suo mondo quanto il parka, la musica e le rivalità con i Rockers.

Nel 1979 Franc Roddam porta Quadrophenia al cinema. Le Vespa, le Lambrette, i parka e le strade di Londra diventano immagini riconoscibili anche per chi quella cultura non l’aveva mai vissuta direttamente. Lo scooter passa dalla strada alla cultura popolare.

La rock band britannica Small Faces in abiti sartoriali a quadri anni '60.
La rock band britannica Small Faces in abiti sartoriali a quadri anni '60.

Gli Small Faces.

Copertina dell'album Quadrophenia (1973) dei The Who con un Mod in parka a bordo di uno scooter Vespa.
Copertina dell'album Quadrophenia (1973) dei The Who con un Mod in parka a bordo di uno scooter Vespa.

La copertina dell’album “Quadrophenia” degli Who (1973).

Phil Daniels e Leslie Ash su uno scooter Lambretta in una scena del film cult Quadrophenia (1979).
Phil Daniels e Leslie Ash su uno scooter Lambretta in una scena del film cult Quadrophenia (1979).

Scena del film “Quadrophenia” di Franc Roddam (1979).

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Paul Weller e il Mod Revival

Il movimento non scompare con gli anni Sessanta. Nella seconda metà dei Settanta, mentre il punk sta cambiando la scena musicale britannica, Paul Weller e i Jam recuperano molti riferimenti della cultura Mod. Il completo, lo scooter, il soul e il rhythm & blues tornano a circolare, ma dentro un’altra epoca. Andando oltre una ricostruzione nostalgica del 1965, Weller prende quei riferimenti e li porta dentro la musica e le tensioni della fine degli anni Settanta.

Attorno ai Jam si sviluppa una nuova scena. Nel 1979 arrivano Secret Affair, The Chords, Purple Hearts e altri gruppi che riprendono esplicitamente l’estetica e i riferimenti musicali dei Mod.

Nello stesso periodo nasce a Brighton una band che porta il legame con lo scooter direttamente nel proprio nome: The Lambrettas. Formati nel 1979, diventano uno dei gruppi del Mod Revival e nel 1980 arrivano al settimo posto della classifica britannica con Poison Ivy.

La Lambretta, nel giro di pochi anni, è diventata abbastanza riconoscibile da finire nel nome stesso di una band.

Paul Weller su scooter Lambretta Mod personalizzato negli anni '90.
Paul Weller su scooter Lambretta Mod personalizzato negli anni '90.

Paul Weller.

The Jam in abiti sartoriali Mod nel 1977.
The Jam in abiti sartoriali Mod nel 1977.

The Jam.

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Dai Mod agli Scooterboys

La nuova attenzione per gli scooter porta migliaia di appassionati ai rally di metà e fine anni Settanta e, negli anni Ottanta, alla nascita di una scena distinta: quella degli Scooterboys.

È un passaggio che vale la pena distinguere dal Mod Revival. Gli Scooterboys raccolgono persone provenienti da ambienti diversi, dai Mod ai punk, dagli skinhead ai football casual, e costruiscono una cultura propria attorno ai rally, alla musica e alla personalizzazione dei mezzi. Lo scooter viene modificato sempre di più e diventa il centro di una comunità che non ha più bisogno di identificarsi con il Mod degli anni Sessanta.

A Manchester, questa scena coinvolge anche alcuni dei musicisti che pochi anni dopo formeranno gli Stone Roses. Ian Brown, John Squire e Gary “Mani” Mounfield frequentano i rally scooteristi nei primi anni Ottanta. Brown diventa particolarmente coinvolto nella scena, mentre Mani continua a mantenere negli anni un rapporto molto stretto con il mondo delle Lambrette.

Mani è un collegamento interessante anche perché mostra quanto gli Scooterboys si fossero ormai allontanati dall’immagine classica del Mod. La loro scena mescola Northern Soul, Motown, ska, punk, psychobilly e cultura delle terrace. Nel caso di Mani, questo ambiente arriva direttamente fino alla Manchester degli Stone Roses.

Lo scooter, insomma, continua a cambiare insieme alla musica. Prima simbolo del Mod, poi oggetto centrale di una sottocultura autonoma, arriva così alla generazione che crescerà con Stone Roses, Madchester e Britpop.

Scooterboy
Scooterboy

Scooterboys.

Ian Brown
Ian Brown

Un giovanissimo Ian Brown a bordo di una suggestiva Lambretta.

Gary Mani Mounfield
Gary Mani Mounfield

Gary “Mani” Mounfield sulla copertina di “Scootering”, in sella a una Lambretta.

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Blur, Oasis e l’arrivo del Velocifero

Negli anni Novanta, mentre il Britpop riporta la musica britannica al centro della scena internazionale, la Lambretta continua a comparire nell’immaginario dei suoi protagonisti.

Damon Albarn, frontman dei Blur, ha raccontato di aver avuto una Lambretta già a sedici anni, quando trascorreva le estati in Umbria. Negli anni del successo dei Blur viene fotografato più volte in sella allo scooter italiano. La Lambretta torna così a comparire accanto a una nuova generazione di musicisti britannici, a decenni di distanza dalla sua associazione con i Mod.

Anche gli Oasis hanno un rapporto particolare con gli scooter: Liam e Noel Gallagher compaiono in diverse fotografie dell’epoca su Lambrette. Ma tra gli scooter che entrano nella loro vita c’è anche un modello molto più recente e insolito: l’Italjet Velocifero 50, protagonista ricorrente nelle fotografie che li ritraggono in quegli anni. I due fratelli non avevano conseguito la patente di guida e il ciclomotore rappresentava per loro un modo pratico per muoversi in città.

Sviluppato a Bologna all’inizio degli anni Novanta, il Velocifero viene presentato al Salone del Motociclo di Milano nel 1993 e messo in vendita nel 1994. Il primo anno di produzione avviene nello stabilimento Italjet di San Lazzaro di Savena, prima del trasferimento della produzione a Roseto degli Abruzzi nel 1995. Le sue linee riprendono in chiave contemporanea alcuni codici dello scooter classico.

Il legame tra gli Oasis e Bologna, però, non passa soltanto dagli scooter. Negli anni Ottanta, i tifosi della working class inglese che seguivano le proprie squadre nelle trasferte di coppa in Italia scoprirono C.P. Company e Stone Island, i marchi creati a Bologna da Massimo Osti (rispettivamente nel 1978 e nel 1982). Molti di loro provenivano dalle aree industriali del Nord dell’Inghilterra e avevano una familiarità particolare con i tessuti e la manifattura: seppero così riconoscere il valore dell’innovazione di Osti, fondata sulla ricerca ossessiva di nuovi materiali, sulla funzionalità e sulla rielaborazione dell’abbigliamento militare.

Non potendosi permettere quei capi, molti arrivarono persino a rubarli direttamente dai negozi italiani per riportarli a casa. I fratelli Gallagher non venivano dalle fabbriche tessili, ma condividevano quell’estrazione popolare e, soprattutto, la stessa cultura da stadio. È anche così che quei capi sono diventati la loro seconda pelle e che, nel Regno Unito, Massimo Osti ha trovato uno dei suoi pubblici più fedeli.

Della storia di Osti, legata anche alla MilleMiglia e a Bologna, abbiamo scritto nell’articolo linkato sopra.

 

 

Noel e Liam Gallagher degli Oasis in sella a scooter vintage in una iconica foto anni '90 con effetto mosso.
Noel e Liam Gallagher degli Oasis in sella a scooter vintage in una iconica foto anni '90 con effetto mosso.

Noel e Liam Gallagher sfrecciano a bordo di un Italjet Velocifero.

Liam Gallagher degli Oasis su uno scooter Lambretta 150 vintage.
Liam Gallagher degli Oasis su uno scooter Lambretta 150 vintage.

Liam Gallagher a bordo di una Lambretta.

Noel Gallagher degli Oasis a bordo del suo Italjet Velocifero.
Noel Gallagher degli Oasis a bordo del suo Italjet Velocifero.

Noel Gallagher in sella a un Italjet Velocifero.

Damon Albarn dei Blur a bordo di uno scooter con logo Blur.
Damon Albarn dei Blur a bordo di uno scooter con logo Blur.

Damon Albarn e Graham Coxon in posa su una Lambretta.

Gli Oasis su scooter Italjet Velocifero davanti all'Earls Court di Londra nel 1995.
Gli Oasis su scooter Italjet Velocifero davanti all'Earls Court di Londra nel 1995.

Gli Oasis al completo, immortalati ancora una volta su degli Italjet Velocifero.

Noel Gallagher degli Oasis accanto al suo scooter con contrassegno principiante.
Noel Gallagher degli Oasis accanto al suo scooter con contrassegno principiante.

Doppio Italjet Velocifero parcheggiato davanti a casa Gallagher. Nel Regno Unito la L-plate è un contrassegno obbligatorio per legge da applicare sulla parte anteriore e posteriore del veicolo per chi guida con il foglio rosa (provisional licence).

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La storia di Italjet passa da San Lazzaro

La storia di Italjet prende forma a Bologna nel 1960, quando Leopoldo Tartarini, ex pilota ufficiale Ducati e protagonista nel 1957-58, insieme a Giorgio Monetti, di un giro del mondo di circa 60.000 chilometri su due Ducati 175 attraverso cinque continenti, avvia l’azienda. Nei decenni successivi la casa bolognese passa attraverso moto, scooter e progetti molto diversi tra loro. Il Velocifero appartiene a questa fase di sperimentazione e rappresenta bene il modo in cui Italjet interpreta lo scooter negli anni Novanta.

Il suo rapporto con gli Oasis aggiunge un capitolo particolare a questa storia: un modello nato a Bologna finisce dentro l’immaginario di una delle band britanniche più importanti di quegli anni, e ancora oggi al centro della scena musicale.

Oggi quella storia è custodita anche nella Collezione Pasquale Mesto, a San Lazzaro di Savena. La collezione nasce dall’esposizione dei modelli storici Italjet che Pasquale Mesto aveva curato negli anni Novanta presso la sede storica dell’azienda. Quando la fabbrica chiude, Mesto riesce a salvare quei materiali e continua negli anni ad ampliare la raccolta. Oggi conserva decine di modelli che attraversano cinquant’anni di storia Italjet, insieme a documentazione tecnica, cataloghi e materiali d’archivio.

Dopo aver seguito lo scooter attraverso la cultura britannica, è qui che quella storia torna alla sua dimensione materiale: modelli, dettagli, soluzioni tecniche e oggetti che permettono di vedere da vicino anche il Velocifero. Abbiamo avuto modo di visitare la collezione durante il primo episodio bolognese di Around Motor Valley, entrando in uno degli archivi privati che conservano una parte della storia motoristica del territorio.

Tartarini e Monetti.
Tartarini e Monetti.

Tartarini e Monetti.

Leopoldo Tartarini.
Leopoldo Tartarini.

Leopoldo Tartarini.

Scorcio della Collezione Pasquale Mesto.

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Una cultura che continua

La storia dello scooter italiano nel Regno Unito non finisce con il Britpop. Club, raduni e collezionisti continuano a mantenere viva una cultura nata attorno a Vespa e Lambretta e capace, nel tempo, di passare da una generazione all’altra.

Lo scooter ha cambiato funzione più volte: mezzo di trasporto per i Mod, simbolo di appartenenza, elemento dell’immaginario musicale e infine oggetto di design reinterpretato per una nuova epoca.

Da Londra a Bologna, il percorso non è a senso unico. È uno scambio. La Gran Bretagna ha trasformato lo scooter italiano in un simbolo culturale; Bologna, qualche decennio dopo, ha contribuito a reinventarlo. Fino a farlo tornare, senza patente e senza troppi calcoli, nelle avventure quotidiane di due fratelli di Manchester. Un mondo dove stile e sostanza sono sempre stati intrecciati.

 

 

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