Modena, capitale dell'artigianato automobilistico

Protagonisti, realizzazioni, progetti

I PRIMORDI: CARROZZERIA ORLANDI, CONCESSIONARIA FIAT STANGUELLINI, SCUDERIA FERRARI

Fu il 1929 l'anno della "svolta" per Modena, destinata a diventare la capitale dell'Emilia automobilistica: fu in quell'anno, infatti, che iniziarono la loro attività in campo strettamente tecnico automobilistico sia Vittorio Stanguellini (cfr.) che Enzo Ferrari (cfr.). Il primo come elaboratore e, in seguito, anche come costruttore di vetture sportive; il secondo come titolare della Scuderia Ferrari, con lo scopo di fornire assistenza tecnica alla clientela che correva privatamente con vetture Alfa Romeo.

 

Arriva anche la Maserati...

 

Nel 1937 gli artigiani della Scuderia Ferrari costruirono una eccezionale monoposto, la famosa Alfa Romeo "Alfetta 158" che - dopo l'acquisizione da parte di Enzo Ferrari di tutto il materiale sportivo dell'Alfa Romeo che ne aveva finanziato il progetto - avrebbe dominato le scene sportive del dopoguerra vincendo i primi due titoli mondiali (nel 1950 con Giuseppe Farina e nel 1951 con Juan Manuel Fangio).

Nello stesso 1937 l'industriale modenese Adolfo Orsi (cfr.) acquistò la Maserati, fino allora di proprietà dei bolognesi fratelli Maserati, e, nel 1940, la trasferì a Modena.
Nel 1939 Enzo Ferrari - con il consistente ricavato della liquidazione della propria Scuderia - diede vita ad una nuova società, l'Auto Avio Costruzioni con l'intento, neppure mascherato, di proseguire per conto proprio l'attività di costruzione di vetture sportive. Già l'anno dopo, infatti (1940), videro la luce - grazie alla collaborazione dell'ingegner Alberto Massimino - due vetture 8 cilindri 1500cc., costruite con materiale FIAT e divenute poi celebri con il nome "815" dal momento che Ferrari non poteva chiamarle con il proprio, essendo vincolato per contratto con l'Alfa Romeo ancora per cinque anni. La prima vettura che portò il suo nome - la prima Ferrari vera e propria - fu costruita nel 1947 a Maranello, dove egli aveva trasferito la sua attività industriale.

 

Ritratto dell'artigianato modenese

 

Per il trasporto delle vetture sui circuiti si faceva uso di semplici camion adattati. Molte di esse, addirittura, raggiungevano i luoghi affrontando il normale traffico stradale con a bordo quello che serviva.Gli artigiani della periferia di Modena, alloggiati nei posti più impensati, in laboratori improvvisati,erano persone che avevano maturato esperienza lavorando per Ferrari e per la Maserati (o, in precedenza, anche per le Officine Caproni di Reggio Emilia, specializzate nella lavorazione in alluminio degli aerei da guerra: uomini con una buona preparazione artigianale che si erano decisi a mettersi in proprio. Dimostravano di avere una capacità straordinaria. Tutti vivendo alla giornata; anzi, spinti a darsi da fare sempre di più, ad aguzzare l'ingegno.

 

Gli sviluppi

 

Non si può certo parlare dell'artigianato modenese senza soffermarsi sull'attività svolta dal tecnico Valerio Colotti. (cfr.), specializzato in cambi. Un'altra Scuderia, la Serenissima (cfr.), patrocinata dal conte veneziano Giovanni Volpi di Misurata, aveva trovato un valido appoggio nell'officina di Neri e Bonacini, anch'essi provenienti dal disciolto reparto corse della Maserati.Pure il pilota americano Lance Reventlow, figlio della vedova miliardaria Barbara Hutton, quando - sul finire degli anni '60 - decise di costruire una monoposto di F.1, la Scarab 2500, ebbe contatti diretti con le Case automobilistiche modenesi e con artigiani della città. Prima di lui, più o meno per le stesse ragioni, era venuto a Modena anche Tony Vanderwall, costruttore della Vanwall 2500 F.1.

Sergio Sighinolfi (cfr.), prima di diventare famoso come pilota della Stanguellini e poi come collaudatore-pilota della Ferrari, nel 1948 costruì una Sport 1100 derivata dalla Fiat che ottenne ottimi risultati.

La scuderia britannica di Rob Walker, per la quale correva l'asso Stirling Moss, per assemblare e mettere a punto più in fretta una monoposto F.1 a motore posteriore con BRM e telaio Cooper si rivolse al "solito" tecnico Valerio Colotti; il lavoro venne svolto nell'officina artigiana di Giorgio Neri e Luciano Bonacini. Da oltre Manica arrivò nella nostra città, nei primi mesi del 1959, il tecnico John Wadsworth insieme con uno sconosciuto pilota americano, Tony September, per dare vita alla World Racing Enterprise (WRE).Un'iniziativa analoga era stata intrapresa dal giornalista americano Hans Tanner, molto appassionato di automobilismo, che aveva commissionato allo studio di Colotti una vettura di F.1 2500 a passo corto e ruote indipendenti, con parti meccaniche e motore della Maserati

 

Il giro si amplia: arrivano anche De Tomaso, Lamborghini e Bugatti

 

De Tomaso aveva raggiunto un accordo con la Ford e la carrozzeria torinese Ghia per assemblare in località Fossalta, negli immediati dintorni della città, la "Pantera" con motore Ford 8 cilindri a V di 5750cc. con 330 Cv. sufficienti a farle raggiungere i 260 Km/h.).

La Stanguellini nel 1971 produsse una serie di piccole vetture con motore Chevrolet 8 V di 5700cc.
Tra le carrozzerie non si può non citare la Scaglietti (che è entrata poi a far parte della Fiat-Ferrari ma che ha carrozzato anche vetture di altre marche.In tempi più recenti sono saliti alla ribalta nuovi laboratori: Sala e Marverti, Gozzoli, Giuliani, la Valtellina Racing e la Sportwagen, che però è emigrata altrove.Fortunatamente e coraggiosamente qualcuno ha continuato a credere in queste iniziative.Allo stesso modo, forse, è stato mandato in pista prematuramente il motore 12 cilindri Chrysler-Lamborghini "made in Modena", progettato dall'ormai ex-ferrarista ing. Mauro Forghieri.

Oltre che per la F.1, certamente non sono mancate altre interessanti iniziative, come quelle per vetture Gran Turismo da produrre in serie limitata. Tra queste merita particolare attenzione la "Nembo-Lancia", uscita dall'officina di Neri e Bonacini che, con la collaborazione dell'ing. Giotto Bizzarrini, avevano già realizzato i prototipi dell'ASA 1000 (Ferrarina), la prima Bizzarini 5300 Strada.
Un'altra interessante realizzazione ad opera di Luigi Bertocco, ex-collaudatore della Ferrari, fu la "Condor". Bertocco la ideò in collaborazione con Sergio Aguzzoli, concessionario Alfa Romeo a Parma.
Più di recente c'è stata un'altra coraggiosa iniziativa, sempre tecnicamente valida: la Cizeta. Questa ditta aveva messo addirittura in produzione una specialissima "Super Car" con motore 16 cilindri a V.

 

(testo desunto dal libro di Nunzia Manicardi e Dante Candini "Stanguellini e l'artigianato automobilistico modenese", 1998, Il Fiorino, Modena)