La corsa con il treno

Tra le tante pagine, gloriose dell'automobilismo parmense non può essere dimenticata l'impresa di Rienzo Slawitz.

Era l'anno 1923 e una sera, dopo una noiosa giornata di lavoro, si trovò a fare le tradizionali "quattro chiacchiere" al Bar Centrale, uno dei templi della parmigianità futile, delle chiacchiere di paese, dei luoghi ove far amicizia.
Seduto ad un tavolo con la solita frotta di amici appassionati di un automobilismo ancora non protagonista assoluto della sua vita, Rienzo Slawitz buttò lì l'idea balzana di sfidare un treno con l'auto per vedere chi sarebbe arrivato primo a Roma, città, per quei tempi, lontana anni luce.

"L'auto che impiegai - raccontava poi Slawitz ai giornalisti incuriositi - era una Fiat 501 S a due posti e con i soli freni posteriori. Ma il vero problema, dato l'infame stato delle strade, era nelle balestre che ravvolsi strettamente in una fitta legatura di filo di ferro per rafforzarle."
La sfida tra l'auto ed il treno, un mezzo superveloce per quei tempi, cominciò con il "via" dato esattamente nel momento in cui si udì dalla stazione di Parma il fischio del treno in partenza per Roma.
E diceva ancora Slawitz nei suoi appunti di viaggio:

"Francamente mi sentivo sereno e per nulla preoccupato. Partii velocissimo onde evitare di trovarmi chiuso dal primo passaggio a livello, che era a circa venti chilometri dalla partenza. Pensai che mi convenisse attraversare le città anziché fare le circonvallazioni, bruttissime e tortuose. Reggio Emilia, la prima a capitarmi, fu tra queste. Era logico che andassi di buon passo quand'ecco che, al centro di Reggio, un pizzardone a braccia aperte mi indica l'alt. Per tutta risposta cambio di velocità, accelero il motore e punto dritto sul vigile. Questi fugge (è la parola esatta) riparando in un vicino portone, io accenno ad inseguirlo e poi me ne vado."

Il gentleman parmense arrivò a Roma dinnanzi alla Stazione Termini, "tra lo stupore dei vetturini e delle fioraie", con ben 47 minuti di anticipo sul treno. Un trionfo annunciato subito, dicono le cronache del tempo, da un telefono pubblico al Bar Centrale di Parma dove nel frattempo tanta gente curiosa si era aggiunta ai frequentatori abituali.
Questa "apoteosi automobilistica" fece il giro di tutta l'Italia condita da episodi ameni e clamorosi, da racconti sulle paure e sui timori del compagno di viaggio e dalle facce stralunate degli improvvisati spettatori.
Anche Achille Beltrame, impareggiabile cantore di imprese eccezionali con i suoi disegni sulla "Domenica del Corriere", gli rese omaggio.
Questa significativa pagina entra a pieno titolo nella storia dell'automobilismo parmense.

pagina a cura di Nunzia Manicardi
testo di Gianni Franceschi e Gianni Slawitz dal volume "AC Parma 1913-1998"
per gentile concessione dell'AC Parma

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