I primi vent'anni della Mille Miglia raccontati dalla Scuderia San Giorgio
Nel "Numero Unico" pubblicato dalla Scuderia San Giorgio il 2 maggio 1948, in occasione del proprio debutto alla partecipazione della Mille Miglia, Alfredo Tiocchi firma un articolo di ricostruzione storica di questa manifestazione, di cui si riporta qualche stralcio.
"Quando nell'ormai lontano 1927, per volontà di un pugno di audaci sportivi bresciani, venne organizzata la 'Coppa delle Mille Miglia', molti ebbero a giudicarla come un'impresa temeraria. Si trattava invece di quella prova che si è rivelata come unica al mondo, di quella prova incomparabile perché è italiana, di quella prova di audace e tenace intelligenza che è espressione tipica del nostro popolo.
Delle quattordici edizioni passate, undici sono state vinte dall'Alfa Romeo, una dall'O.M., una dalla Mercedes Benz e una dalla B.M.W.
Nessuna Casa costruttrice può vantare come l'Alfa Romeo una serie così continua e brillante di vittorie in una grande competizione internazionale (...).
L'edizione 1927
Non possiamo dire che le macchine del 1927 fossero preparate ad una competizione di questo genere, ma c'erano due marche che potevano contare sull'esperienza di altre competizioni e sulla loro attività sportiva, e queste erano l'Alfa Romeo e l'O.M. La prima già consacrata per i grandi successi ottenuti con la produzione da corsa, la seconda più particolarmente dedicata alle gare di gran fondo.
L'equipaggio di Minoia e Morandi giunse vittorioso a Brescia alla media di km. 77,238 e segnava per primo il proprio nome nel libro d'oro della gara.
La lezione fu più che salutare per l'Alfa Romeo, rimasta in testa fino a Roma.
Essa comprese che la Mille Miglia non poteva essere considerata come una competizione qualsiasi e capì pure che il progresso della tecnica delle vetture da corsa deve necessariamente camminare di pari passo con quello delle vetture da turismo e sport.
Fu così che, vagliate tutte le caratteristiche e le necessità della competizione, uscì il primo tipo di vettura 'Mille Miglia' che molti sportivi ancora rimpiangono. In base allo stato della rete stradale di allora, assai più tormentata e meno veloce dell'attuale, l'Alfa ritenne opportuno costruire una macchina di cilindrata ridotta e scelse la 1500 a sei cilindri con e senza sovralimentazione.
Il primo successo dell'Alfa
L'Alfa Romeo aveva ancora per avversaria la forte squadra dell'O.M. capitanata da Morandi, da Mazzotti e da Rosa, e le velocissime Bugatti affidate a Nuvolari, Bordino e Brilli-Peri. Il pronostico era favorevole a questo formidabile ed agguerrito squadrone, ma Nuvolari prima e Brilli-Peri poi, che avevano distanziato sino a Firenze gli avversari, erano costretti a cedere e, dopo 600 chilometri di corsa, Campari era in testa con la sua piccola e svelta 1500 che terminò la gara a 84,128 di media.
La Casa del Portello, allo scopo di adeguare il suo mezzo meccanico alla migliorata rete stradale, portò il suo motore da 1500 a 1750, mantenendo intatte le caratteristiche principali della vettura.
Anche questa terza edizione fino a Roma apparve indecisa: Borzacchini su Maserati dovette a Terni cedere il passo a Campari che lo tallonava attenendosi ad una tattica di attesa.
Dietro di lui c'era Varzi con l'Alfa Romeo che a Roma aveva 40' di distacco, ma quando arrivò a Brescia non ne ha che 12, perdendo per soli 2 minuti il secondo posto conquistato dai bresciani Rosa e Morandi su OM.
Primato di adesioni
La quarta 'Mille Miglia' ha per caratteristica il primato del numero dei concorrenti. Nel 1930 infatti si presentarono allo "start" ben 135 vetture ed è appunto in questa edizione che abbiamo per la prima volta il confronto con l'industria tedesca, rappresentata da Caracciola su Mercedes Benz.
L'Alfa in quell'anno aveva affidato le sue vetture 1750 a "tre" assi: Nuvolari, Campari e Varzi.
Fu memorabile il duello Varzi-Nuvolari: il ritmo impresso alla corsa era stato infernale, così infernale che Nuvolari giunse a Brescia davanti a Varzi superando i 100 chilometri orari di media, mentre Morandi e Rosa finivano terzi. Così ancora una volta l'Alfa Romeo trionfava sugli avversari.
Ma l'esperimento della Mercedes doveva avere un seguito. Infatti, nell'anno successivo, ossia nel 1931, Caracciola scendeva ancora d'oltr'Alpe per contendere il posto alla Casa milanese in questa corsa con la potentissima S.S.K. Mercedes, grossa vettura sport di oltre sette litri di cilindrata.
Prima affermazione straniera
L'Alfa, giudicando ormai insufficiente la 1750, aveva apprestato - alquanto affrettatamente - un nuovo tipo di vettura sport, e cioè la 2300 otto cilindri sovralimentata, macchina che meglio si adattava alle nuove più belle strade che erano state realizzate sul percorso della competizione bresciana.
E fu appunto l'affrettata preparazione che costò la corsa all'Alfa Romeo, la quale fu costretta a soccombere di fronte alla Mercedes di Caracciola a causa di una serie di piccoli e banali incidenti e di malaugurati imprevisti.
L'Alfa Romeo riprendeva subito l'anno successivo la sua prevalenza allineando nuovamente l'otto cilindri 2300, ormai più che sufficientemente collaudata da un anno di corse e di prove.
La settima edizione della Mille Miglia, svoltasi nel 1933, fu caratterizzata dalla partecipazione inglese, presente con la M.G. 1100, che si aggiudicò la vittoria di classe col binomio italo-inglese Lurani-Eyston.
L'anno successivo si ebbe nuovamente il duello Varzi-Nuvolari: questa volta fu Varzi ad avere la meglio.
120 di media
Un ulteriore e lievissimo miglioramento veniva segnato nell'edizione del 1935 dalla coppia Pintacuda-Della Stufa che faceva salire la media oraria a 114,753.
Il tentativo di Varzi-Bignami di arrestare con la Maserati di 3600 cmc. la marcia trionfale dell'Alfa fu vana. Ancora una volta i tre primi posti della classifica generale vennero conquistati dalla Casa milanese.
Nel 1936 il primato veniva stabilito in km. 121,622 per opera di Brivio-Ongaro.
Le condizioni atmosferiche avversarono la undicesima edizione della corsa che ebbe il suo svolgimento nel 1937; si concluse a favore di Pintacuda-Mambelli.
Il record del 1938
La dodicesima edizione della Mille Miglia nel 1938 vide la penultima vittoria dell'Alfa Romeo conseguita da Biondetti-Stefani alla media oraria di km 135,391.
Questa edizione fu rattristata dall'incidente di Bologna che causò, oltre a molte vittime tra gli spettatori, la sospensione della corsa per ordine delle autorità.
Nel 1939 la Mille Miglia non fu disputata.
L'anno successivo poteva effettuarsi la tredicesima edizione in circuito chiuso sul triangolo Brescia-Cremona-Mantova, edizione che provocò una grande duplice sorpresa: il trionfo di una B.M.W. di due litri pilotata da Hansteln Baumer e il raggiungimento dell'elevatissima media oraria di km. 166,733. Tempo impiegato, ore 8,54'46" e 3,5. (...)".
pagina a cura di Nunzia Manicardi
su materiali informativi gentilmente forniti dalla Scuderia San Giorgio
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