Dal 1913, il lungo viaggio verso il Duemila

1900. L'alba del XX secolo che nasceva all'insegna del progresso e della tecnologia vide le prime apparizioni delle nuove "infernali" macchine che, guidate da ancora più indemoniati scavezzacolli, suscitavano sorpresa e stupore, se non sbigottimento e terrore in alcuni casi.

Già da allora la civica Amministrazione di Parma ne regolamentava e restringeva l'uso al fine della tutela dell'incolumità pubblica dei cittadini e degli animali. Nei primi anni del secolo circolavano a Parma e provincia oltre una cinquantina di automobili, in rapida crescita per numero e varietà di tipi; nel 1907 già funzionavano in città due garage per il ricovero delle macchine, uno di Giuseppe Rossi in vicolo della Steccata e l'altro, più attrezzato, anche "per pulitura completa e lavori di meccanica motoristica", chiamato "Centrale", di Fiorenzo Scipioni in via del Leon d'Oro.

Si era già costituito, sotto l'egida della gloriosa "Pro Parma", un comitato di appassionati dello sport automobilistico che nel 1913, nell'ambito dei festeggiamenti per il centenario della nascita di Giuseppe Verdi, organizzarono la prima gara in salita Parma-Poggio di Berceto.


Nella guerra di Libia, infine, e nella prima guerra mondiale, nel neocostituito autocentro cui seguì la costituzione del Corpo degli autieri, molti parmigiani tra i quali Lupo Corradi Cervi di Salsomaggiore e Luigi Medioli di Parma, si erano fatti onore alla guida delle potenti autocarrette Fiat e Spa nelle carovaniere del deserto e nelle mulattiere delle Alpi.
Occorreva però che passasse la burrasca della prima guerra mondiale perché lo sviluppo dell'automobile e quest'ultima cominciasse ad entrare come strumento di lavoro, di trasporto e di diporto.


Il 12 novembre 1921, in una sala al primo piano dell'Albergo Macina, si riunivano trenta pionieri del volante e decidevano di costituire un sodalizio denominato Auto-Moto-Club Parma per lo sviluppo e l'incremento dello sport motoristico e l'organizzazione di gare automotociclistiche e di gite sociali, avente come stemma una ruota dentata che recava all'interno l'insegna della città.
Con tale assemblea nasceva quel sodalizio da cui trasse l'origine l'attuale A.C. Parma.
La quota sociale era di 25 lire, più la tassa di ammissione di 75 lire per i soci ordinari e di 100 lire per i soci sostenitori. Il loro numero superava intanto rapidamente i 100 iscritti.

Nel 1922 per la prima volta si teneva una gara sportiva, organizzata dal sodalizio: una corsa motociclistica sul circuito Parma-Vicofertile-Collecchio-Parma, vinta da Tazio Nuvolari, allora alle sue prime armi sul suo eterno avversario Achille Varzi.
Essendo stato eretto il R.A.C.I. in Ente morale con decreto reale del 14 novembre 1926, ne conseguì che, con successivo decreto del 24 novembre 1934, venne riconosciuta la personalità giuridica alle sedi provinciali dell'Ente stesso, compresa naturalmente quella di Parma. (...)

Ma fu soprattutto nel dopoguerra che, a partire già fra il 1945 e il 1948, il sodalizio si attivò nel campo dello sport automobilistico con l'organizzazione di manifestazioni di enorme successo quale, fra le primissime del periodo in Italia, il Circuito di Parma sul percorso Viale Umberto I-Stradone-Rustici-S. Martino-Conforti-Palestro-Rimembranze e Umberto I, vinto da Tazio Nuvolari.
La matrice sportiva dell'AC Parma emergeva ancora chiaramente con la rinascita della Parma-Poggio, che durò fino al 1955 (quando, per la morte della concorrente Della Favera, venne interrotta). La Fornovo-Monte Cassio, il Trofeo Europeo della Montagna (nel 1962), la Salsomaggiore-Monte S. Antonio e la Castione-Neviano sono entrate, con i loro protagonisti, nella storia dell'automobilismo italiano.

Ricordiamo anche le gare di regolarità e manifestazioni promozionali, con risvolti turistico-sportivi quali gli autoraduno, che segnarono una svolta nella diffusione della radio sul mezzo motorizzato. Le varie edizioni del "Volante d'Oro" riservato alle donne, ormai in tutta Italia e specialmente a Parma, si presentavano non solo all'approccio con l'automobile ma anche all'agonismo sportivo.

D'altra parte Parma, con la sua provincia, non era seconda a nessuno in campo automobilistico: negli anni '70 il parco circolante era di ben 118.673 unità.

 

pagina a cura di Nunzia Manicardi
testo di Domenico Sassano (già direttore AC Parma) dal volume "AC Parma 1913-1998"
per gentile concessione dell'AC Parma