Valerio Colotti

Il Re degli ingranaggi

Valerio ColottiIl motociclismo si è avvalso anche della collaborazione del tecnico modenese Valerio Colotti specialista in telai e cambi di vetture da corsa, ex dipendente della Ferrari e Maserati.

Progettista del cambio della monoposto inglese Vanwall 2500cc. a motore posteriore per la F. "Intercontinentale", portata in gara da John Surtees, e della rivoluzionaria Ferguson "P99" a quattro ruote motrici, della Tec Mec 2500cc. F.1, Walker Special-Climax 2500cc. F.1, Porsche-Behra F.2, TCA-Auto Union in collaborazione con il pilota tedesco della Ferrari Wolfgang von Tripps, Colotti ha realizzato negli anni Sessanta i cambi di velocità per le Case inglesi Brabham, BRM, Cooper e Lotus. Collaboratore della Chapparal, AC Cobra, della Ford per la "GT 40" e "GT 70" e Lancia per la "Beta Montecarlo turbo" (campione del mondo Endurance 1980 e '81).

Nel 1973 il "Team" Monzeglio, come in precedenza avevano fatto altri, si rivolge allo Studio Colotti Trasmissioni di Modena per la realizzazione di un nuovo cambio per la Suzuki 500 G.P. di Guido Mandracci e Barry Shene. Con l'esperienza maturata in materia, ricalcolando le fasce dentate degli ingranaggi in base alla coppia da trasmettere e la potenza, realizza per loro un cambio a sei rapporti da montare al posto dell'originale cinque marce senza modificare il carter. La cosa ha un po' dell'incredibile. Lo Studio Colotti, con la sua esperienza, non è nuovo a questo genere di cose. Un conto però è aggiungere un rapporto in più ad una moto di serie, altra cosa invece aggiungerlo ad una moto da corsa dove ogni pezzo è studiato nei minimi particolari. Essere riusciti ad inserire un cambio a sei rapporti in uno spazio che i tecnici giapponesi avevano calcolato per uno a cinque rapporti non deve essere stata una cosa facile.

Colotti, come è stato possibile fare questo?

Semplicissimo. Vede, nei cambi motociclistici, a differenza di quelli automobilistici, sono gli ingranaggi stessi a venire spostati per innestare le varie marce. Mentre nell'altro caso nell'albero vi è un anello scorrevole (selettore) fra un ingranaggio e l'altro per fare questo.

Dopo lo studio che cosa è poi successo?

Beh, dopo lo studio lo abbiamo realizzato e messo a punto sulle due moto. Una volta visto come avevamo fatto, i tecnici della Casa giapponese lo hanno copiato e se lo sono fatti loro.

Mi pare di avere letto che in questo cambio erano stati ridotti al minimo gli attriti.

Si, è vero, così come in altri casi. Gli ingranaggi erano stati studiati in modo che la configurazione del profilo del fianco del dente fosse più curvo possibile, molto bombato sui 28-30 gradi. L'attrito, infatti, risulta molto elevato quando il dente ha un angolo di pressione al di sotto dei 20 gradi. Il fianco più lungo dà origine ad uno strisciamento. Tenendo in considerazione la potenza da trasmettere, riducendo quello che in gergo viene chiamato grado di ricoprimento, cioè la quantità dei denti superiore all'unità in presa, che mediamente si aggira attorno all'1,5, in questo caso è stato ridotto a 1,07-1,08, perché ovviamente più breve è il fianco del dente, minore è l'attrito. Un altro vantaggio deriva dal fatto che, aumentando l'angolo di pressione, si allarga la base del dente, quindi interviene un fattore resistenza che va ad aumentare materialmente quello del dente stesso. Ecco com'è stato possibile stringere la fascia dentata e aggiungere un altro rapporto nello stesso spazio.

Questo è solo uno dei tanti progetti che ha visto il tecnico modenese impegnato in campo motociclistico. Ha collaborato anche con i fratelli Villa, con la BMW, la Suzuki, la Kawasaki, la Zundapp, la IPREM, la Piaggio ( Vespa ET 53 125cc. e 200cc. ), la Ferrari moto e la Rhiag.

Alla Colotti trasmissioni si rivolgono tutt'oggi Case automobilistiche e motociclistiche da tutto il mondo per commissionare progetti o per consulenze.

Il testo è tratto dal libro di Dante Candini
"Le Moto Maserati e l'artigianato motociclistico modenese"
pp. 160 (presentazione di Roberto Orsi, prefazione di Nunzia Manicardi) Edizioni Il Fiorino, Modena 2002
(per gentile concessione dell'Editore)

 

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