Luigi Bazzi

Per più di 60 anni Luigi Bazzi - il "cavalier Bazzi" - è stato accanto ad Enzo Ferrari e alla Ferrari: come tecnico-progettista, collaboratore, consulente, amico. Una figura apprezzata da tutti, un punto di riferimento fisso, un filo conduttore attraverso la storia della Casa modenese e dei suoi uomini.

Luigi Bazzi, nato a Novara nel 1892, faceva parte del gruppo dei "piemontesi" ai quali Ferrari aveva legato la prima parte della propria vita. Si erano conosciuti nel 1923 a Torino, dove Bazzi lavorava alla Fiat dopo essersi diplomato all'Istituto Tecnico Industriale "Omar" della natia Novara e dopo aver soggiornato due anni in Argentina. Ferrari, quando trovò lavoro all'Alfa Romeo, lo convinse a seguirlo a Milano. Lo convinse ancora nel 1933; così Bazzi, con moglie e figlia, si trasferì a Modena, gettandosi nell'avventura senza fine della Scuderia Ferrari. Qui rimase fino alla morte, avvenuta nel 1986, a 93 anni. In quell'occasione Enzo Ferrari destinò alla sua memoria una borsa di studio per gli alunni più meritevoli dell'Istituto "Omar" di Novara dove Bazzi aveva studiato.

Davvero tante sono state le realizzazioni tecniche di Bazzi: dalla P2 Alfa Romeo costruita con Jano (era stato lui a proporlo a Ferrari) alla Bimotore del record di Nuvolari sul chilometro lanciato, alla 158 Alfa Romeo, alla 125 Ferrari in collaborazione con Colombo, nonché - come scrisse lo stesso Enzo Ferrari - "a tutte le numerose figliazioni che hanno generato alla Ferrari centosessantacinque diversi motori in quarant'anni di attività.

"Lavorava sempre - ricorda la figlia Carla. - Mia madre si rammaricava che lui tornasse a casa tardi la sera. I primi tempi, nell'anteguerra, con la Scuderia andava anche dietro le corse, in tutta Italia e all'estero. Lei non era stata contenta di trasferirsi a modena, ma Ferrari aveva tanto insistito e mio padre era davvero appassionato; ha creduto nella Scuderia, ha avuto fiducia. Si era trasferito anche Marinoni. Jano invece veniva spesso ma saltuariamente, perché era rimasto all'Alfa Romeo a Milano. Poi, più tardi, venne anche l'ingegner Alberto Massimino, pure lui torinese, in forza all'Alfa Romeo.

Mio padre e Ferrari sono sempre andati d'accordo: quando c'era qualcosa che non andava, mio padre faceva le proprie osservazioni con calma, ne ragionavano insieme e poi si prendevano le decisioni. Quando, a volte, c'era qualche discussione con Ferrari, lui diceva: "Va bene, ho già capito, arrivederci", e veniva via. Allora l'altro cercava di trattenerlo. Con questo sistema sono sempre andati d'accordo. In ogni momento importante mio padre è stato accanto a lui, però fuori dal lavoro non si frequentavano, anche perché la domenica mio padre voleva trascorrerla in compagnia mia e di mia madre. Gli altri giorni, infatti, oppure nel periodo delle corse lo vedevamo assai poco. La sua vita, sostanzialmente, si svolgeva tutta nell'ambiente di lavoro; al di fuori di esso, c'era la famiglia e basta.

Era incaricato pure dei rapporti con i corridori perché, se avevano qualcosa che non andava, Ferrari diceva: "Andate da Bazzi". Era come uno di famiglia, anche perché lui e Ferrari erano cresciuti insieme. Fino a quando ha potuto, all'incirca all'inizio degli anni '80, ha continuato a collaborare in veste di consulente. Poi è stato colpito dalla paralisi e, negli ultimi anni, dovevamo assisterlo continuamente.

"Carla carissima, fra tanto unanime rimpianto accogli la mia parola che vuole sintetizzare chi era ed è stato Luigi per me e per la Ferrari. Senza di lui né io né la Casa che porta il mio nome non saremmo mai a rappresentare quello che oggi ci viene attribuito. Ricordami ai figli e ai nipoti con i più fervidi auguri di ogni bene." Questo scrisse Enzo Ferrari quando morì mio padre. Mandò anche i soldi all'Istituto Tecnico Industriale "Omar" di Novara, dove mio padre aveva studiato, per istituire una borsa di studio alla sua memoria. Ferrari era un uomo molto generoso, che si ricordava delle persone in ogni circostanza significativa.

Credo che mio padre sia andato d'accordo con lui soprattutto grazie al suo bel carattere: era un uomo calmo, riflessivo, che non alzava mai la voce, abituato a ponderare bene le cose, comprensivo. Non si arrabbiava mai, però quando diceva "no" sapeva essere inflessibile.

Lui e Ferrari, così impulsivo e focoso, si compensavano a vicenda. Entrambi amavano le automobili, alle quali hanno dedicato l'intera esistenza; le amavano con la stessa intensità ma con differente temperamento, e forse è stato questo, al di là dei reciproci meriti professionali, che ha cementato il loro sodalizio.

(ricostruzione effettuata da Nunzia Manicardi sulla base di un'intervista rilasciatale dalla figlia di Luigi Bazzi, sig.ra Carla Bazzi, nel 1998)

 

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