Giuseppe Merosi

Giuseppe Merosi nasce a Piacenza l'8 dicembre 1872. Ancora fresco di studi tecnici, ma impaziente di dedicarsi ai motori (la sua più grande passione), coglie al volo l'occasione che gli viene offerta dai fratelli Marchand quando questi aprono a Piacenza una fabbrica che, tra i suoi obiettivi, ha quello di diventare una grande Casa motoristica. Assunto, gli viene data la responsabilità tecnica della nuova impresa. A lui si debbono sia le prime vetturette economiche prodotte inizialmente con il marchio Ori-Marchand, sia le bici a motore, le moto e i tricicli che costituiranno con le auto la produzione della Marchand.

Quando la società chiude, nel 1908, Merosi trova subito impiego alla Edoardo Bianchi di Milano, dove viene chiamato a dirigere l'ufficio tecnico (settore auto). Ma è solo una parentesi che dura pochi mesi. Nel 1910 passa all'A.L.F.A, sollecitato dal cavalier Ugo Stella, già amministratore delegato della Darracq italiana, che si era assunto l'incarico di rilanciare la fabbrica milanese insediata al Portello. Ed è con l'A.L.F.A. che dà ulteriore prova della sua bravura. Suo è infatti il primo quattro cilindri italiano con distribuzione a doppio albero a cammes. Progettato nel 1910, questo propulsore fu destinato a una vettura sotto certi aspetti polivalente, in grado di soddisfare le esigenze della clientela sportiva e al tempo stesso, con opportune modifiche, valida per l'impiego agonistico. Un progetto a dir poco geniale, purtroppo mortificato dai problemi economici dell'azienda che nonostante le prime affermazioni sportive ottenute col modello 40/60 cavalli, non riusciva a decollare. Al punto che nel 1915 il Consiglio di Amministrazione dovette sciogliere la società. Ma è proprio in questo difficile momento che Merosi dimostra nuovamente la sua straordinaria abilità utilizzando, con opportune modifiche e trasformazioni, il materiale già esistente che veniva adattato alle nuove esigenze belliche del conflitto 1915-1918.

Da emiliano appassionato e innamorato del suo lavoro, pur avendo sposato la causa dell'A.L.F.A, si rese tuttavia conto che un ciclo storico, il suo, si stava concludendo e che, intorno a lui, tutto stava cambiando. Fu un'amara constatazione per uno che aveva dato con tanto entusiasmo una lunga parte della sua vita alla causa in cui aveva creduto tenacemente. Per questo, nel gennaio del 1926 Merosi, gentiluomo dei motori, si dimise dall'azienda dedicandosi comunque ad altre attività che potessero in qualche modo attenuare il dolore per questo forzato strappo dal mondo a cui aveva dato gran parte della sua vita. Continuò con una serie di consulenze, più per restare vicino al mondo in cui aveva sempre vissuto, che per ricavarne un utile. Il suo nome resta legato per un certo periodo alla Mathis, all'Isotta Fraschini e alla Frera, una moto con notevole potenziale ma con mezzi economici limitati. Tra il 1941 e il 1943 torna all'Alfa Romeo. Poi il distacco definitivo dal mondo dei motori e anche dagli amici piacentini. Si chiude nella solitudine del suo "rifugio" di Germanedo di Lecco dove conclude i suoi giorni il 27 marzo 1956.

pagina a cura di Nunzia Manicardi su materiali gentilmente concessi dal C.P.A.E. e tratti dal loro sito

 

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