Giuseppe Figoni

Giuseppe Figoni, uno dei più famosi "stilisti" carrozzieri di Francia, è in effetti un piacentino. Era nato infatti nel 1892 a Le Moline di Farini d'Olmo, paesino delle vicine montagne. All'età di 8 anni la famiglia fu costretta a emigrare in Francia in cerca di una fortuna che stentò ad arrivare. Così, per far quadrare il bilancio, fu necessario che perfino il piccolo Giuseppe andasse a lavorare. Incominciò come garzone in un'officina di maestri carrozzieri. La sera però, nel Faubourg St.-Honoré di Parigi, il quartiere degli italiani, Giuseppe studiava come apprendista scultore. Aveva molti progetti e una volontà di ferro. All'età di 16 anni partecipò alla realizzazione della sua prima carrozza (destinata al Re Alfonso di Spagna) che fu costruita, su sua proposta, con un materiale mai usato: l'alluminio.

Quando compì 31 anni, nel 1923, Figoni decise di mettersi in proprio e aprì una sua officina dove iniziò a maturare quelle esperienze di designer stilista e di costruttore automobilistico che gli avrebbero permesso di affermarsi come "firma" della carrozzeria francese. Nel 1935 unì la sua attività a quella di Ovidio Falaschi, un fiorentino colto che, appassionato di auto, diventò il direttore commerciale della società. Insieme maturarono uno stile assai personale e facilmente identificabile. Particolarmente riconoscibile il taglio dei parafanghi, il cui disegno risulta sempre "maestoso", senza tuttavia togliere nulla alla leggerezza generale.

Giuseppe Figoni usava spesso per le sue vetture anche una doppia colorazione per snellire ulteriormente la linea delle sue fuoriserie. Famose sono le realizzazioni su telaio Delahaye, Alfa Romeo, Bugatti, Hotchkiss e Talbot. Nel dopoguerra il lavoro della carrozzeria Figoni & Falaschi si ridusse notevolmente. Agli inizi degli anni Cinquanta, Falaschi abbandonò la società e rimpatriò. Lo seguì anche Figoni che, all'età di 61 anni, se ne tornò a Piacenza. Nel 1975 Figoni fu nominato cavaliere del lavoro dal presidente della Repubblica francese Giscard D'Estaing. La sua morte risale al 1978.

pagina a cura di Nunzia Manicardi su materiali gentilmente concessi dal C.P.A.E. e tratti dal loro sito

 

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