Enzo Ferrari e le due ruote

FerrariLa Scuderia Ferrari, le moto inglesi e la Mignon

Dal 1932 al '34 la Scuderia Ferrari svolse un'attività agonistica anche in campo motociclistico in Italia con moto inglesi e piloti italiani. Con ogni probabilità se Enzo Ferrari, che era anche un entusiasta possessore di una FN 4 cilindri e di una Handerson 1000 ed un animatore dei piloti motociclisti, avesse continuato anche questa attività, noi modenesi avremmo avuto un rapporto diverso con la motocicletta.

La Scuderia del Cavallino rampante debutta in pista nel 1932 con il pilota bolognese Guglielmo Sandri con la Rudge al Circuito di Modena nel G.P. Primavera. Enzo Ferrari nel 1929 aveva rilevato il reparto corse dell'Alfa Romeo, facendo poi correre queste vetture con le insegne della Scuderia Ferrari con i più affermati campioni: Nuvolari, Varzi, Fagioli, Caracciola, Moll e Chiron. Non era ancora costruttore, ma già si era messo in evidenza come organizzatore.

Il creare una struttura diversificata che riunisse le due attività nella Scuderia venne preso in considerazione da Ferrari non per motivi economici, ma unicamente per dare la possibilità ai piloti motociclisti italiani di avere a disposizione un'organizzazione in grado di offrirgli un contratto, mettendo a loro disposizione dei mezzi validi e un'adeguata assistenza. Il fatto che la Scuderia disponesse solo di motociclette inglesi (Norton 350-500 e Rudge 250-350 e 500) creò qualche polemica, costringendo Ferrari ad intervenire, motivando che il fatto era unicamente dovuto alla scarsa disponibilità di materiale nazionale.

In effetti nei primi anni '30 le moto straniere - soprattutto quelle inglesi - la facevano da padrone sui circuiti di tutto il mondo.

Oltre a pesare pochissimo, già disponevano di una tecnologia molto avanzata. Quattro valvole radiali per cilindro, bielle in lega leggera montate su cuscinetti ad aghi e non su boccole e bronzine.

Più probabilmente però le ragioni potevano essere altre. Ad esempio, la scelta cadde sulla Rudge anche perché Ferrari aveva già dei contatti con la Rudge-Whitworth, sponsor nonché fornitrice di ruote a raggi dell'Alfa Romeo, auto in gestione alla Scuderia Ferrari. Anche la ditta Guerzoni di Modena figurava in questo elenco. Enzo Ferrari, alla continua ricerca di quanto vi è di meglio, prende in considerazione anche la possibilità di mettere in pista una moto con un motore "suo" con la collaborazione di Guerzoni e dell'ing. Vittorio Bellentani.

La Mignon dispone già di una "mezzo litro" sia in versione monoalbero che bialbero. Ferrari però vuole poter disporre di un motore in grado di garantire il successo ai propri piloti. Insieme si mettono al lavoro con molto entusiasmo e con idee nuove.

Questo spiega il perché non si tenga conto del motore della Mignon 500 GP già esistente. La fonte di ispirazione viene invece dal motore della Norton CS 1, pare quella di Taruffi, che la porta in officina per smontarla per potere studiare meglio questo motore in ogni suo particolare.

Questo motore, con la distribuzione ad albero a camme in testa comandato da un albero verticale, era uno dei più competitivi all'epoca. Partendo da queste basi l'ing. Bellentani realizza un nuovo motore ispirandosi a quello della Norton solo riguardo la distribuzione, tutto il resto è frutto di sue intuizioni.

Nasce così un nuovo motore monocilindrico di 500cc. con cilindro in ghisa al nichel cromo e pistone in lega leggera. L'albero motore ha i volani interni e ruota su di un cuscinetto a rulli sul lato della distribuzione e a sfere dal lato della trasmissione. La trasmissione primaria è mediante catena duplex, con frizione multidisco a bagno d'olio. Cambio in blocco con comando a pedale.

Il motore è a carter secco e l'olio è contenuto nella coppa anteriore abbondantemente alettata e mandato in circolo da una pompa a ingranaggi a triplice corpo, due di mandata e una di recupero ed è posta al lato della distribuzione. La capacità della coppa dell'olio, che serve anche per la lubrificazione del cambio, è di 2,5 kg.

La scelta di ispirarsi al motore Norton dà soddisfacenti risultati, non sufficienti però a convincere Ferrari che, nell'impossibilità di poter disporre di un motore competitivo, accantona l'idea, continuando così il suo rapporto con le Case inglesi Norton e Rudge.

Riguardo al motivo che lo aveva spinto ad abbinare le moto alle auto, molto probabilmente era perché Ferrari ha sempre avuto una predilezione per quei piloti provenienti dal motociclismo.

Per essere presente su due fronti si rende conto che è indispensabile creare una struttura indipendente in grado di garantire funzionalità alla Scuderia. Capo meccanico nomina Arturo Pennacchio, che ha anche una buona esperienza sulle vetture. Direttore sportivo Renzo Saracco Ferrari che, come indica il cognome, è cugino del futuro costruttore di Maranello.

Nel primo anno di attività sono una ventina le vittorie con le Rudge con G. Aldrighetti, M. Ghersi, G. Sandri e Severi. Tre quelle delle Norton con Piero Taruffi. Una con Carlo Baschieri con la Benelli 175cc.

Un po' meno quelle del 1933, sempre con G. Aldrighetti, Colabattisti e Pigorini con la Rudge.

Nel '34, ultimo anno di attività, G. Aldrighetti, Colabattisti e Pigorini con le Rudge ottengono ancora minori successi. Il motivo è dovuto al fatto che le altre squadre hanno ingaggiato i migliori piloti. Dopo il bilancio positivo della prima stagione, gli ingaggi, i premi e l'alto costo per mantenere in vita la Scuderia non hanno più un corrispettivo in termini economici. Di qui la decisione di ritirarsi dalle competizioni motociclistiche per concentrarsi esclusivamente su quelle automobilistiche.

Il pilota che ha ottenuto più successi è stato Giordano Aldrighetti: sei gare nel '32, otto nel '33, anno in cui conquista anche il titolo italiano nella classe 500cc.

Con la chiusura per sempre del reparto motociclistico, passa alla Guzzi, mantenendo però sul casco il Cavallino rampante. Rimane vittima di un mortale incidente il 12 agosto 1939 sul Circuito di Pescara al volante di un'Alfa Romeo ufficiale.

Il testo è tratto dal libro di Dante Candini

"Le Moto Maserati e l'artigianato motociclistico modenese""

pp. 160 (presentazione di Roberto Orsi, prefazione di Nunzia Manicardi)
Edizioni Il Fiorino, Modena 2002

(per gentile concessione dell'Editore)

 

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