Ducati

Ducati, la regina delle due ruote

Ducati




Ducati Motor S.p.A.
Via Cavalieri Ducati 3,
Bologna
www.ducati.com




Ducati Motor

È il 1926 quando i tre fratelli Cavalieri Ducati - Adriano, Bruno e Marcello - fondano la Società Scientifica Radio Brevetti Ducati per la produzione di materiali elettro-meccanici. Di moto, al momento, non se ne parla nemmeno. Eppure è proprio con un motore motociclistico che l'azienda, nel difficile dopoguerra, risolleva le proprie sorti. Si tratta di un motore 48 cc montato su una bicicletta, che entra in produzione con il nome di "Cucciolo" immediatamente nel 1946.
Gli anni Cinquanta vedono poi l'inizio delle gare di gran fondo alle quali la Ducati partecipa creando le Gran Sport 100 e125 detta "Marianna.
Nel 1990 la Casa bolognese arriverà a conquistare il primo campionato mondiale Superbike, dopo di che dominerà incontrastata per tutto il decennio con la 916, la 996 e la 999
Dal 1996 è stata di proprietà del gruppo TPG, con Federico Minoli, amministratore delegato e presidente, passando dai 12.117 pezzi del 1996 ai 39.607 del 2002.
Ritorna in mani italiane con il fondo Investindustrial di Andrea Bonomi nel marzo 2006, che ha un asso nella manica: la Porsche.
All'interno dell'azienda ha sede anche il Museo Ducati.

Museo Ducati


Il Museo Ducati è stato inaugurato nel 1998 per iniziativa del Gruppo TPG.
Il percorso espositivo si dipana su due livelli: uno vede snodarsi in parata le moto protagoniste dei successi su strada e su circuito dal 1946 a oggi; l'altro è cronologico e tematico ed è diviso in diverse sezioni.
La prima è dedicata al "Cucciolo" e al debutto della Ducati nella produzione di moto; la seconda illustra i successi raggiunti dalla "Marianna" nelle competizioni di gran fondo; la terza si occupa dei bicilindrici; la quarta sezione è dedicata al ritorno alle gare ufficiali;la quinta sezione si occupa del motore Pantah;la sesta sezione, infine, documenta la nascita nel 1986 dell'innovativo motore "quattro valvole" , frutto del lavoro di Bondi e Mengoli.
La mostra si chiude con gli ultimi modelli Racing.
È possibile compiere anche un breve giro all'interno dell'azienda per vedere le diverse fasi del processo produttivo.

Sede dell'Azienda e del Museo: via Cavalieri Ducati, 3 - 40132 Borgo Panigale (BO)
Tel. 051-6413111; Web: http://www.ducati.com/
Per il Museo visite su appuntamento, lunedì-venerdì (ore 11 e ore 16), piccoli gruppi di max 5 persone; sabato grandi gruppi di max 20 persone (orario continuato dalle ore 9.30 alle ore 13).

Fonte: "Emilia-Romagna Terra di Motori" (Giunti 2004)

 

Un Cucciolo da 27 record


Toccò a Ugo Tamarozzi, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, portare alla ribalta mondiale per la prima volta una moto della Ducati. La moto era in realtà un micromotore, il piccolo "Cucciolo" monocilindrico a quattro tempi che i fratelli Ducati avevano appena messo in produzione. Non diversamente da quanto, ma in altri tempi (era il 1921), aveva fatto la BMW cominciando a gareggiare nel motociclismo con la bicicletta a motore Flink (che però era a due tempi).
Ugo Tamarozzi, che all'epoca aveva quarantasei anni, era un pilota brianzolo già accreditato di ottimi risultati come regolarista. Egli divenne famoso, però, per aver portato ben 27 volte il Cucciolo Ducati al record mondiale nella classe 1. Questa classe era stata creata, subito dopo la guerra, per motori fino a 50 cc a seguito della grande diffusione che avevano ormai cominciato ad avere, ma ancora nessuno aveva provato a cimentarsi nei primati.
Il Nostro partiva da zero, dunque, senza alcun punto di riferimento. Questo tuttavia non sminuì l'impresa di Tamarozzi, che ottenne il record a Monza, il 5 marzo del 1950, riuscendo a girare per 6 ore, con un solo rifornimento e un consumo medio di circa 55 km per litro. Si trattava in realtà di una serie di record poiché, oltre a quello di durata, si puntava anche a quelli delle distanze e dei tempi intermedi, che furono ugualmente raggiunti.
Tamarozzi - cronometrato e controllato da vari commissari e cronometristi - inizialmente girò abbastanza piano, mantenendosi su una media di circa 62 km/h, poi aumentò progressivamente fino ad arrivare a una velocità costante di circa 66 km/h con la quale raggiunse il traguardo ideale delle 100 miglia. Soltanto il condensatore provocò, intorno alle 4 ore, un problema che però venne subito riparato senza che ostacolasse la completa riuscita della prova. Prova che, è bene ricordarlo, per quanto riguarda le spese fu sostenuta completamente dallo stesso pilota, che dovette addirittura pagare di tasca propria per il noleggio del circuito per le prove. Egli, che utilizzava in pratica un motore di serie elaborato da lui stesso, sborsò in tutto la ragguardevole cifra di centomila lire (in seguito, per fortuna, la Federazione avrebbe istituito un premio).
Il 16 maggio dello stesso anno 1950 ebbe luogo il secondo tentativo di record sulla durata delle 12 ore. Accanto a Tamarozzi questa volta c'era anche Glauco Zitelli, un altro esperto di piccolissime cilindrate.
Tutti i precedenti record, stabiliti dallo stesso Tamarozzi, furono polverizzati, e questo nonostante il maltempo che imperversò per due ore. Ai record sui parametri già fissati se ne aggiunsero altri 8 del tutto nuovi, quelli cioè che andavano dalle 7 alle 12 ore.
Il record delle 6 ore passò dai 65,548 km ma, allo scadere delle 12 ore, la media fatta segnare fu addirittura di 67,156 km/h.
Il 13 novembre del medesimo anno Tamarozzi e Zitelli si misurarono con i primati sulle 48 ore, facendosi sostituire a turno da altri piloti: Ettore Miani, Alberto Farné (entrambi già piloti ufficiali Ducati per le competizioni di gran fondo), Aldo Caroli, Gaetano Pennati (di soli 18 anni) e Salvatore Sozzani.
La partenza avvenne a mezzogiorno. I giri percorsi furono 486, durante i quali il cronometrista Principato restò sempre al proprio posto, senza mai farsi sostituire, battendo a sua volta il medesimo record del Cucciolo.
Nonostante il tempo sereno durante la giornata, il vento e la nebbia delle notti lombarde - nella stagione già avanzata - ostacolarono non poco l'impegno dei piloti che, bagnati e intirizziti, erano costretti, non appena calava il buio, a darsi il cambio ogni cinque o sei giri per restare in condizioni ottimali e mantenere il motore a un regime sempre brillante.
L'impresa comunque fu coronata dal successo e anche dal raggiungimento di altri nuovi record: quello di velocità (si raggiunsero anche punte di 76 km/h, davvero notevoli dato il mezzo a disposizione che era poco più di una bicicletta a motore) e quello delle 24 ore, valevole pure per la classe 100 cc, dove fu battuto quello fatto registrare in precedenza dal francese Rapeau alla guida di una Prester.
Pneumatici Pirelli, candele Magneti Marelli, carburatori Dell'Orto e catene Regina contribuirono a questi ennesimi primati conquistati del Cucciolo, segno forse dell'ormai avvenuto interesse degli sponsor del tempo e della stessa Ducati, come dimostra la già ricordata presenza in pista dei suoi piloti ufficiali Ettore Miani e Alberto Farné.
Il Cucciolo fu dovuto all'intuizione dell'avvocato torinese Luigi Farinelli della SIATA (Società Italiana Applicazioni Tecniche Auto Aviatorie), la quale lo realizzò già nel 1945. Il successo fu tale, però, che la ditta torinese non riuscì ad evadere tutte le richieste, da cui l'accordo con la Ducati a partire dal 1946.
La produzione del Cucciolo, con tutte le diverse versioni, durò tredici anni, dal 1946 al 1958. In un primo tempo si produsse solo l'unità motrice; la prima moto completa è infatti del 1952. Il motore pesava circa 8 kg. e la velocità raggiungibile variava dai 35 km/h ai 65 km/h dei tipi Sport.

 

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