Danilo Tavoni

Un artigiano, un artista. Dall'automobilismo al motociclismo

Danilo TavoniIl mondo delle due ruote e quello delle quattro ruote, pur essendo due cose totalmente diverse, hanno qualcosa in comune.

Abbiamo assistito al passaggio, con successo, di piloti dalle due alle quattro ruote. Molti sono anche i tecnici che sono passati da un campo all'altro.

Il quattro volte campione del mondo Walter Villa ha lavorato alla De Tomaso.

L'ing. Giulio Alfieri, ad esempio, uno dei più valenti tecnici dell'automobilismo sportivo, ex direttore tecnico della Maserati e della Lamborghini Automobili, è stato consulente di alcune Case motociclistiche. Proprio recentemente ne ho conosciuto uno "particolare". Sono andato a trovarlo nella sua bottega, dove ancora lavora, a Modena in Via Emilia Ovest, 621.

Non alto di statura, con un fisico da fantino, per spiegarsi con lui bastano poche parole perché le cose le capisce al volo. Il signor Danilo Tavoni ha sempre avuto le moto nel sangue e avrebbe voluto fare il corridore, ma faceva parte di una famiglia numerosa e con la miseria che c'era ha avuto ben altro da fare.

Ha iniziato a fare il meccanico da un artigiano e dopo un po' è passato alla Stanguellini, fortunatamente proprio nell'officina giusta dove c'era tanto da imparare, con le mansioni di saldatore, telaista e tubista.

Qui si costruivano le macchine da corsa, anche se non esisteva un vero e proprio ufficio tecnico che le progettasse. Nascevano da una serie di schizzi fatti con il gesso sulla lamiera o per terra e dalla buona volontà e dall'esperienza di chi ci lavorava sopra.

Ha avuto la possibilità di apprendere lavorando con dei grandi maestri.

Qualche volta il comm. Ferrari visitava il reparto corse della Stanguellini e chiedeva: "Ma come fate a fare questi telai saldati così bene?". Il comm. Vittorio con orgoglio gli rispondeva: "Li facciamo noi qui in officina", indicandogli i suoi dipendenti. "Vede quel ragazzo là un po' piccolino? Quello ha due mani d'oro".

Dopo lo strepitoso successo della Junior, una vera monoposto da corsa costruita in serie, con il ritiro dalle corse della Casa Stanguellini Danilo Tavoni si trova costretto ad abbandonarla dopo averci lavorato per oltre vent'anni. La sua passione per le moto è rimasta immutata: è anche riuscito a partecipare a qualche gara. Ha sempre viaggiato in moto e lo farebbe ancora oggi nonostante l'età, dando così sfogo alla sua passione.

Qualche episodio l'aveva vissuto alla Stanguellini, in quanto il comm. Vittorio era anche lui un grande appassionato di motociclismo e consulente della Ducati.

Ha avuto modo di lavorare attorno a queste moto che gli avevano portato in officina per risolvere problemi di vibrazione del motore con conseguenti rotture del telaio.

Al commendatore, che non godeva di buona salute, una volta che era fermo a letto portarono la moto in camera nella sua villa in Via Moreali, assieme al suo capo reparto Franco Goldoni (nonché cognato) per fargli vedere il lavoro eseguito.

Tavoni poi andò a Bologna (Pontecchio Marconi) alla neonata fabbrica di automobili da corsa ATS alle dirette dipendenze dell'ing. Carlo Chiti (ex ingegnere della Ferrari).

Poi alla Lamborghini al reparto esperienze.

Nonostante che le monoposto di F.1 di oggi siano progettate con i computer e realizzate con i più sofisticati materiali compositi, la Lambo ed altre scuderie di F.1 si sono avvalse della sua collaborazione per risolvere problemi ai tubi di scarico. In questo ambiente ha avuto modo di conoscere campioni come J.M. Fangio, L. Bandini, e tantissimi altri della F. Junior (tra cui l'ing. M. May e altri piloti che hanno corso per la Stanguellini).

Solo oggi, dopo essere andato in pensione, può finalmente dare sfogo alla sua passione. Lavora ancora tutto il giorno con la stessa volontà ed entusiasmo di un tempo.

Nella sua bottega non ci sono macchinari, ma solo un'attrezzatura che in gran parte si è costruito lui stesso per le sue esigenze e con la quale costruisce telai di qualsiasi tipo di moto sportiva e da corsa, serbatoi, parafanghi, tubi di scarico e marmitte.

Piega ancora i tubi a mano riempiti con la sabbia e sta realizzando delle repliche di moto sportive Mondial, MV e Rumi Junior (forcella tipo Earles compresa), codini delle selle e qualsiasi altro particolare di carenature, in alluminio ancora manualmente. E' stato anche alle prese con una HRD " Vincent 1000cc." bicilindrica di un cliente che disponeva solo della parte ciclistica e del motore, che gliela ha affidata per rivestirla con tipico stile inglese e un pizzico della sua fantasia.

Il suo intento però non è tanto quello commerciale, ma quello di soddisfare la clientela, che generalmente è costituita da appassionati come lui. La sua officina ora è meta anche di vari campioni del motociclismo del passato e di moltissimi appassionati di ogni parte del mondo.

Il testo è tratto dal libro di Dante Candini
"Le Moto Maserati e l'artigianato motociclistico modenese"
pp. 160 (presentazione di Roberto Orsi, prefazione di Nunzia Manicardi) Edizioni Il Fiorino, Modena 2002
(per gentile concessione dell'Editore)

 

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