Bellentani R. Modena

Uno dei tecnici più attivi in campo motoristico modenese è stato senza dubbio l'ing. Vittorio Bellentani un personaggio dal carattere duro ed inflessibile e di indiscusse capacità. Dopo avere conseguito il diploma di perito industriale viene assunto alla Mignon, già famosa all'epoca per le sue motociclette. Laureatosi in ingegneria all'università di Friburgo, nel 1940 passa alla "Auto Avio Costruzioni", alle dipendenze di Enzo Ferrari, nella ex sede della Scuderia Ferrari in viale Trento Trieste, azienda alla quale Ferrari non può ancora dare il proprio nome in base ad un accordo con l'Alfa Romeo che aveva rilevato la Scuderia. Assieme all'ing. Massimino, Bellentani deve occuparsi della costruzione di una nuova vettura da corsa: la "815", realizzata con componenti Fiat. Gli eventi bellici tarpano ben presto le ali a questa attività, che si limita a sole due vetture. Egli rimane vicino a Ferrari per tutto il periodo bellico, sovrintendendo alla produzione di rettificatrici oleodinamiche commissionate dalle maggiori industrie italiane, copiate da un brevetto tedesco la cui ditta non aveva concesso a Ferrari la licenza di fabbricazione. Nel 1949 lascia la Ferrari per passare alla Maserati.

Torna a Maranello nel 1955, in uno dei momenti più critici per la Casa del cavallino rampante, che si risolve positivamente con la donazione da parte della Casa Lancia di tutto il materiale Formula Uno e grazie ad un contributo finanziario da parte della FIAT per cinque anni. Anche il fratello Riccardo lavora alla Ferrari sognando però di mettersi in proprio. Con l'aiuto dell'ing. Bellentani verso la fine degli anni cinquanta realizza il suo sogno e inizia così l'attività dell'officina maccanica B.R.M. ( Bellentani Riccardo Modena ) nella casa dei fratelli Bellentani in via Sassi Panfilo, 21 per la realizzazione di parti meccaniche e motori per conto terzi.

Si lavora in una cantina assieme a dei validi collaboratori come Mario Bonvicini, factotum dell'azienda al cui controllo non sfugge nulla, Oscar Corradi un esperto motorista della Maserati, Carlo Giovetti un abilissimo rettificatore, Uber Alessandrini responsabile delle macchine da asportazione truciolo insieme a suo cognato Amedeo Bertoni e il bravissimo Umberto Dalvacchio detto "Cirillo" disegnatore meccanico autodidatta e progettista prolifico, con una fantasia senza limiti nella progettazione dei motori. Suo è il progetto del "Coker" U9, 48cc. due tempi a rullo montato sulle biciclette Taurus con il caratteristico cilindro rivolto in basso. Sempre per conto di questa Casa milanese "Cirillo" progetta anche un motore monocilindrico di 250cc. quattro tempi realizzato a Modena e inviato alla Taurus per l'assemblaggio della moto.

In quel periodo l'Europa è tutta in fermento e c'è una gran voglia di fare, contatti e collaborazioni sono molto più semplici. Anche una ditta olandese si rivolge alla B.R.M. per la realizzazione di un motore 48cc. due tempi e ancora una volta "Cirillo" realizza un vero capolavoro che entra quasi subito in produzione ad un ritmo di quasi 800 pezzi al mese. In realtà questa ditta aveva interpellato la Ferrari, che gira la commessa alla B.R.M. ritenendola perfettamente in grado di eseguire il lavoro. A conferma di ciò esiste una lettera scritta dal comm. Ferrari alla ditta in questione , nella quale egli afferma che la B.R.M. è molto affidabile e il lavoro sarà svolto sotto il suo controllo.

Le cose vanno bene e accanto alle cantine viene costruito un capannone, una sede più idonea per l'azienda, dove lavorano ora una trentina di persone. Nel '52, dopo gli studi professionali, entra a far parte della squadra Stefano Gozzoli detto "Giorgio", il quale dopo un adeguato periodo di tirocinio assume il ruolo di capo officina e diventa il braccio destro dell'ing. Bellentani, che si interessa della parte tecnica dell'azienda nelle ore libere da altri impegni lavorativi.

Della parte commerciale si occupa direttamente Riccardo Bellentani coadiuvato dalla signorina Marchetti Irma "Franca", un'altro pilastro dell'azienda.

Sempre in quel periodo il popolarissimo Fausto Coppi, così come avevano già fatto in precedenza altri campioni del ciclismo, avvia una attività relativa alla produzione di biciclette con il proprio nome. Seguendo la tendenza del tempo, in cui tutti ambivano costruire ciclomotori o moto (anche Gino Bartali si cimentò nell'impresa, e ancora oggi le sue moto sono ambitissime dagli appassionati e collezionisti) Riccardo Bellentani cerca un contatto con il "campionissimo", di cui era grande tifoso, per proporgli la realizzazione di un nuovo micromotore.

Ci fu un incontro e verso la fine di novembre del 1957, nel ristorante dell'albergo Andreola in via Scarlatti a Milano venne siglato un contratto tra le due parti per la costruzione del ciclomotore "Coppi" 48cc. due tempi a tre marce. Entra in produzione una prima commessa di trecento esemplari. A causa della improvvisa morte del "campionissimo" viene però sospesa quando ne sono stati prodotti circa una trentina.

L'accordo raggiunto con il "campionissimo" non aveva più alcun valore e Riccardo Bellentani pur recandosi di persona con due amici presso la nuova proprietà non riuscì ad ottenere il rinnovo.

I nuovi dirigenti non ne vollero sapere e si concluse così il loro rapporto.

Dal momento che non mancavano le richieste la B.R.M. aveva dato inizio alla produzione di ciclomotori in proprio con il marchio "B", da uomo e da donna, di 48cc. due tempi, prima il "B5" a due marce (Canarino), poi il "B6" a tre marce ad un ritmo di circa duecento al mese. Una produzione più a carattere locale che nazionale, essendo la ditta impegnata a produrre motori sfusi (5000/6000 al mese) da esportare in Germania a pezzi , dove venivano assemblati, e in Olanda.

Vengono così assunti tre nuovi elementi per la produzione: Elio Guerra e Giancarlo Nicoli come collaudatori e il giovane tecnico emergente Ivan Montanari da affiancare a "Cirillo".

Intanto l'ing. Vittorio Bellentani, apre una propria attività sulla via Canaletto, dove si occupa di meccanica in generale per conto terzi. Per il pilota argentino A. De Tomaso realizza la De Tomaso-Osca 750 Sport e nel 1959 una F2 , montando su un telaio Cooper "T 43" un motore Osca 1500cc.

Nel 1963, oltre che della produzione dei motori e ad evadere commesse di lavoro per conto della Ferrari, avrebbe dovuto occuparsi anche dell'assemblaggio della ASA 1000, una vetturetta sportiva più nota come "Ferrarina", prodotta poi in piccola serie, un centinaio in tutto, in uno stabilimento a Milano. Mentre alla B.R.M. ( motori B ), Montanari lavora al progetto del "B7" Rondinella di 75cc. e "Cirillo" è impegnato nella realizzazione di un avveniristico 175cc. bialbero, fa la sua comparsa sul mercato la tanto annunciata Fiat "500". Un grande successo in campo automobilistico, una vera catastrofe per quello motociclistico che entra in crisi. Il progresso non conosce ostacoli e alcune aziende non riescono purtroppo a sopravvivere.

Il mercato si risveglierà poi con l'avvento dei costruttori giapponesi, ma nel frattempo la B.R.M. che dopo la prematura scomparsa di Riccardo Bellentani è passata nelle mani del figlio Antonio, si è dedicata ad altra attività. Sempre in campo meccanico, lavorando anche per la Casa di Maranello ed è tuttora in attività.

Nel frattempo Umberto Dalvacchio "Cirillo", personaggio molto noto nell'ambiente motoristico modenese, passa alla De Tomaso che oltre alla Guzzi controlla anche la Benelli e riesce ancora una volta a stupire con il fantastico progetto della Benelli 6 cilindri.

Il testo è tratto dal libro di Dante Candini
"Le Moto Maserati e l'artigianato motociclistico modenese"
pp. 160 (presentazione di Roberto Orsi, prefazione di Nunzia Manicardi) Edizioni Il Fiorino, Modena 2002
(per gentile concessione dell'Editore)


 

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